Analisi post voto: focus toscano

Analisi post voto: focus toscano

Siamo di fronte al primo vero dilemma politico per il Premier Renzi: meglio rottamatore o moderatore? A guardare i risultati elettorali non ci sono dubbi: è il Renzi 1 che faceva la differenza.

La tornata elettorale 2015, oltre a consegnare quasi tutte le Regioni al Partito Democratico, ha visto qualche significativa vittoria del centrodestra sia a livello regionale (Liguria) sia a livello comunale (Venezia e Arezzo). Inoltre, anche Lega Nord e Movimento 5 stelle hanno conseguito importanti risultati: Matteo Salvini al primo turno, Beppe Grillo nei ballottaggi.

Tuttavia, nonostante queste sfumature politiche, la discussione resta legato al PD e quindi a Renzi e al suo atteggiamento di fronte al partito.

Perché senza divisioni interne gli altri competitors non avrebbero scampo. Perché il PD non ha più un’opposizione moderata in grado di impensierire seriamente i democratici. Oppure perché il Partito Democratico è un doppio partito, smentendo quelle letture di un PD/Democrazia cristiana dove le correnti erano un surplus di voti al momento delle elezioni.

Ma se i partiti sono due e il contenitore è uno solo, si va poco lontano…

Come abbiamo già scritto, nelle Regionali 2015 Matteo Renzi ha potuto metterci la faccia solo con quattro candidati a Governatore: Raffaella Paita in Liguria, Vincenzo De Luca in Campania, Luca Ceriscioli nelle Marche e Alessandra Moretti in Veneto. I candidati in questione avevano vinto le primarie ma le cose non sono andate benissimo.

In Veneto Alessandra Moretti ha sonoramente perso con Luca Zaia.

Nelle Marche Luca Ceriscioli ha vinto con distacco.

In Campania De Luca ha vinto, provocando continue polemiche, sfociate nelle dichiarazioni di Rosy Bindi sull’impresentabilità del candidato.

In Liguria Paita ha perso. Dopo la sconfitta di Sergio Cofferati, che non ha riconosciuto la sconfitta per infiltrazioni di voti di destra a favore della Paita, è arrivata la candidatura del civatiano Luca Pastorino, e per Giovanni Toti la strada si è trasformata in autostrada.

2 vinte, 2 perse.

Poi ci sono le Regioni nelle quali Matteo Renzi non ci ha proprio messo la faccia, come Umbria, Toscana e Puglia. I motivi sono tutti legati a una questione: i candidati facevano parte della ‘ditta’ bersaniana e Matteo si è ben visto dal sostenerli.

In Umbria Catiuscia Marini ha vinto di poco, ma ha vinto.

In Puglia Michele Emiliano ha stracciato un centro destra diviso.

In Toscana Enrico Rossi ha vinto senza problemi.

3 vinte, Zero perse.

Prima riflessione. Renzi fa prendere al PD il 40,8% alle Europee 2014, ma sui territori non ha esponenti in grado di rappresentarlo al meglio e vincere le elezioni.

Seconda riflessione. Le questioni interne sono superate a livello nazionale dai voti parlamentari – jobs act, Italicum – ma quando si va nei territori si balla, e parecchio. Per la stabilità governativa s’ingoiano rospi, poi però vanno digeriti e non sempre le cose vanno nel migliore dei modi.

In tal senso il caso toscano merita un approfondimento. Ha fatto scalpore la sconfitta di Matteo Bracciali ad Arezzo. Nel nostro resoconto avevamo evidenziato come Bracciali, candidato renziano, avesse vinto le primarie senza grossi patemi, solo la bassa affluenza aveva destato qualche perplessità. Nella città più renziana d’Italia era tutto pronto per celebrare un cambio di passo rispetto al passato, ma qualcosa è andato storto.

Durante la campagna elettorale, il candidato PD ha dovuto difendersi dagli attacchi dei suoi avversari, una cosa normale direte voi. Certo. Ma in questo caso gran parte delle questioni nascevano da livelli superiori del suo partito: la questione Sanità coinvolgeva il governatore Rossi, mentre la riforma della Scuola riguardava direttamente il governo Renzi.

Il dibattito nazionale è entrato nella campagna elettorale del Comune di Arezzo. Solo sfortuna?

Certamente no. In una città come Arezzo, storicamente di centrosinistra e bisognosa di una svolta chiara, si è ritrovata di fronte a una proposta indefinita. Il candidato renziano ha cercato di tenere tutto insieme: fino a oggi è andata benino, ma da domani andrà meglio.

Bracciali ha fatto il moderatore, il Renzi 2.

Poteva fare diversamente? Probabilmente sì. Poteva dire che la gestione della sicurezza era andata malissimo e che bisognava ripartire da zero. Poteva affermare che la riforma della Sanità toscana è una boiata pazzesca, invece di parlare di collaboratori esperti per risolvere le cose. Poteva rompere con il passato e perdere con coerenza.

Ma questo non è successo: non si voleva buttare l’acqua sporca con il bambino…

Poi ci sono gli errori personali, che in politica si fanno. Ma se perdi di 600 voti il problema non è solo il tuo. Il problema è di tutti. Se il problema sei te la sconfitta che subisci può essere di 15/20 punti.

Prendiamo il caso Parma. Nelle amministrative 2012 il candidato PD Vincenzo Bernazzoli si fermò al 39,20% (34433 voti) e fu costretto al ballottaggio con il secondo arrivato: Federico Pizzarotti del Movimento Cinque stelle che prese il 19,47% (17103 voti).

Fu quindi ballottaggio, dove l’esito fu chiaro: il Cinque stelle prese il 60,22%, pari a 51235 voti (+34132 rispetto al primo turno) mentre Bernazzoli si fermò nuovamente al 39.77% pari a 33837 voti (-596).

In questo caso si può parlare di candidato sbagliato.

Il Renzi 2 subisce parecchio, non solo per una strategia sbagliata, ma anche per difficoltà oggettive che incontra. Non più rottamatore perché non può andare oltre lo slogan? Oppure gli equilibri governativi vanno rispettati a tutti i costi?

Fare il moderatore all’epoca di Grillo e Salvini può essere pericoloso, un po’ perché le cose non vanno poi così tanto bene e possono indebolirti a ogni passo falso. E poi perché perdi credibilità tra quello che eri e quello che sei.

Come la storia di chi nasce incendiario e poi muore pompiere.

 

 

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