Amministrative 2016, cambiano i sindaci

Amministrative 2016, cambiano i sindaci

Bandiera politica abbandonata

Quello che più colpisce della tornata elettorale 2016 è la bocciatura dei sindaci targati Partito Democratico.

I numeri fotografano nel migliore dei modi un autentico stravolgimento. Dopo le amministrative 2016 il Centrosinistra passa da 99 amministrazioni a 54: un arretramento di cui beneficia il Centrodestra (da 38 a 51), le Liste Civiche (da 12 a 24) e il Movimento 5 Stelle (da 0 a 20).

La Toscana è un evidente esempio di quanto sta accadendo. Qui il PD, oltre a perdere numerose amministrazioni al primo turno, ha dovuto subire il Ballottaggio prima e la sconfitta dopo in comuni storicamente di sinistra.

L’approfondimento de Lo StampAteo è dedicato a due di queste importanti città – Montevarchi e Sansepolcro – entrambe della Provincia di Arezzo e con lo stesso sistema di voto: più liste a sostegno del candidato sindaco e il ricorso al ballottaggio qualora nessuno dei candidati superi al primo turno la soglia del 50%.

Partiamo da Montevarchi, dove l’allora sindaco Francesco Maria Grasso (PD) decide di ricandidarsi ma, considerate le contestazioni subite durante il mandato, accetta di passare per le Primarie (di fatto avallando le critiche subite negli anni). L’esito delle Primarie crea problemi invece di risolverli. Vince per sette voti lo sfidante Paolo Ricci e la reazione di Grasso non si fa attendere: si candida alle elezioni con una lista civica costringendo al ballottaggio il candidato del Centrosinistra, che due settimane dopo perde lo scontro con Silvia Chiassai (Centrodestra).

E ora guardiamo a Sansepolcro, dove l’allora sindaco Daniela Frullani viene ripresentata come candidato del Centrosinistra. A Sansepolcro però gli animi sono accesi. Il movimento politico Democratici per cambiare, uscito dal PD prima del 2011, ha aperto la strada per una lista civica che raccoglie realtà politiche diverse che individuano in Mauro Cornioli il loro candidato. E fanno bene, perché sfiorano la vittoria al primo turno, per poi sconfiggere sonoramente il sindaco uscente quindici giorni dopo.

Due esperienze diverse ma accomunate dagli stessi punti chiave. Il primo riguarda la sconfitta del sindaco dopo solo cinque anni. Il secondo è la sconfitta del Partito Democratico in entrambe le città. Il terzo riguarda la tempistica: le esperienze politiche che hanno portato alla sconfitta del PD sono maturate nell’ultimo quinquennio. Il quarto riguarda la mancata progettualità sia per recuperare esperienze politiche uscite dal PD, sia per sanare antiche conflittualità.

A Sansepolcro poteva essere l’occasione per includere i Democratici per cambiare in una nuova alleanza, magari passando per le Primarie. E invece si è preferito continuare a testa bassa con il sindaco uscente. Mentre a Montevarchi si poteva continuare con il sindaco uscente che aveva buone chance di vittoria (da solo ha ottenuto quasi il 20% dei consensi).

Uno stravolgimento politico epocale, così come la sconfitta dell’unico soggetto politico dello schieramento di Centrosinistra: il Partito Democratico.

Fino a qualche anno fa le elezioni amministrative erano un appuntamento elettorale dove il Centrosinistra dava il meglio di sé: il buongoverno delle città era il vanto della classe dirigente post comunista. Una vittoria controbilanciata dalle sconfitte alle elezioni politiche, dove il Centrodestra aveva gioco facile sia nel vincerle, sia nel far cadere i governi di Centrosinistra.

Oggi, con un Premier PD capace di restare al Governo per più due anni, il Centrosinistra, ovvero il PD, sembra aver perso la capacità di interpretare i sentimenti politici nelle realtà locali, dove emergono soggetti nuovi (M5S) e meno nuovi (Centrodestra) in grado di cambiare equilibri politici rimasti immutati per oltre mezzo secolo.

E quando arriva il Ballottaggio non è più il Centrodestra a rischiare, ma il Centrosinistra…

Una nuova fase della politica che a molti non piace, figuriamoci ai sindaci PD che stanno per concludere il primo mandato.

 

 

 

 

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